Gli altri mondi possibili

Saranno due mesi che sto qui in città senza muovermi e senza biglietti prenotati, e non mi ci sento bene.

Ho bisogno di salire su un aereo e andare via per i miei soliti tre-quattro-cinque giorni, respirare una boccata d’aria, parlare un’altra lingua, ingerire cibi cucinati in regimi igienico-sanitari diversi, salire su mezzi pubblici alieni, camminare in strade straniere e entrare in contatto con pensieri inusuali. Tutto per tenere bene impresso nella mia testa che non è tutto per forza così, ma che mondi diversi sono possibili, anzi esistono e funzionano anche se governati e vissuti da esseri umani.

Invece sto qui e sono pure, come detto, senza biglietti a breve scadenza.

Tutto per quest’uomo grande e buono che mi crede per giunta disponibile alla monogamia a oltranza (ora sì, certo che sì, ma a oltranza?) e non dubita che questa città mi possa bastare.

Ma è inutile combattere quando certe persone ti toccano in punti sensibili che non sapevi neppure di avere. Sto qui, vivo e lascio perdere.

Intanto però a dover stare qui, vivere e lasciar perdere ho dichiarato e vinto una piccola guerra. Come i due minuti e quindici secondi di Carosello: le gabbie rigide costringono a ingegnarsi.

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