Aboliamo il Classico!

Mi entusiasma l’articolo di Michele Boldrin su NFA.

[…] Piaccia o meno, ed alla faccia delle denegazioni pubblicamente ripetute, i “bravi” tendono ad andare al classico. […] Ed al classico vanno in grande maggioranza i figli e le figlie dell’élite che, in Italia, è particolarmente auto-perpetuante, e questo conta. Insomma, il classico è, in media, la scuola dell’élite dove, sia chiaro, per élite non intendo lo 0,1% dei super-ricchi ma quel 10% che, in ogni generazione, copre poi i ruoli più o meno dirigenziali nei vari settori. Sia chiaro, le scuole per le élites ci sono in tutto il mondo e selezionano, sul piano sociale, in modo simile a quello italiano anche se le procedure formali son diverse. Non è quello il punto. Il punto è che, poi, quelle scuole le élites le formano, gli danno una cultura, delle capacità professionali e cognitive, una visione del mondo, del loro ruolo, di ciò che serve o no, di ciò che conta nella vita o meno. E le élites i paesi li guidano e governano in base anche alla cultura ed alla visione del mondo che hanno. Ed il fatto che quella è la scuola che forma le élites influenza anche chi non ci va.

[…] Piaccia o meno, e nonostante le mille riforme, persino oggi al classico si insegna non tanto greco e latino ma, soprattutto, un modello del mondo che è quello pre-scientifico, pre-moderno. Mi dispiace, per cercare di articolare questo dovrei forse scrivere un noioso libro e non ne ho il tempo, quindi sarò brutale. Si insegna un modello del mondo in cui, anzitutto, conta lo status ricevuto e conta la retorica nell’arena pubblica, conta il saper argomentare la propria posizione e non contano i fatti bruti. Un modello del mondo in cui l’efficienza ed il cambiamento devono sempre cedere il posto alla tradizione ed in cui la logica (che, mi dispiace, è matematica) è secondaria all’opinione e, appunto, all’argomentare. Un mondo nel quale – giustificatamente al tempo, ossia tra i 700 ed i 2000 anni orsono si riteneva di aver inteso “tutto” quello che v’era da intendere e di poter sedere tranquillamente in cima all’universo in possesso di una “saggezza” tanto antica quanto, molto spesso, cinica e disincantata. Un mondo nel quale il cambiamento continuo che l’innovazione determina entra solo di sfuggita nel corso di studi perché, alla fine, se si studiano e leggono continuamente cose di un mondo che per secoli è stato uguale a se stesso, al centro del quale c’era l’Europa nell’ombelico della quale (si fa per dire) ci stava l’Italia, si finisce (in media, sia chiaro) per pensare che non solo era cosi, è GIUSTO che sia così in secula seculorum. Amen.

[…] E se voi […] fate la somma delle ore dedicate a “italiano-latino-greco” (lascio fuori storia, filosofia e storia dell’arte per carità di patria) scoprite che sono la parte dominante, sono ciò che conta non solo al classico ma nei licei. E, temo sia ancora così, persino negli istituti tecnici. E nel resto delle materie, oltre alla religione, c’è anche l’educazione fisica che ora chiamano con un nome nuovo, non C++ o la contabilità nazionale! Morale: l’allievo/a medio/a acquisisce una visione del mondo ed una cultura che sono esattamente quelle del figlio delle élites borghesi italiane di 90-50 anni fa! E questo, se non sei il solito tipo nella coda destra che poi si arrangia da solo, ti segna, per sempre.

[…] Detto altrimenti: le scuole di élite ci vogliono, eccome. Non serve la scuola uguale per tutti e non è nemmeno possibile. Ma la scuola d’élite forma le élites e le élites – dovendo guidare il paese nel mondo di ora e non dell’altrieri – è bene conoscano il mondo odierno (e le lingue che vi si parlano, ah le lingue straniere …), le regole che lo governano, le scienze e le tecniche che lo reggono. E, soprattutto, ne acquisiscano la logica, il modello, la visione. Che non è quella dello status ereditato, che non è quella del lei non sa chi sono io, che non è quella dell’elegante locuzione, che non è quella del tanto tutte le opinioni sono uguali e vale quella che meglio si argomenta, che non sono quelle del grande passato dietro alle spalle ma del grande futuro che ti costruisci, che sono quelle della responsabilità individuale e del chi sbaglia paga, che sono quelle dell’innovazione, della competizione, della mobilità sociale e culturale in un mondo globale ed eterogeneo.

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4 pensieri su “Aboliamo il Classico!

  1. lapoetessarossa

    tu lo sai che cosa ho scritto nel mio “chi sono” del mio blog, vero? io sono una di quelle che il classico serve!… ma questo articolo è disarmante, e mi tocca dirtelo, vero! che più vero non si può. è colpa del classico se la mia vis polemica istintiva è cresciuta a dismisura. che posso argomentare all’infinito aggrappandomi alla virgola sbagliata. e si vedono i risultati. non sono arrivata da nessuna parte. sono in piena crisi “che cosa voglio fare da grande”. è il campanello dei 40, compiuti da tempo, che si fa sentire con insistenza. con questo articolo una delle poche certezze consolatorie del mio passato crolla rovinosamente. ed è anche venerdì 17 e nemmeno troppo improvvisamente divento medievalmente superstiziosa.

    intanto grazie per avermi fatto conoscere NFA, ho qualcosa di buono (per me) da fare oggi.

    non basta sapere che il mondo è globale ed eterogeneo. viverlo è ben diverso. quelli che lo vivono hanno fatto scelte coraggiose, temerarie, salti nel buio, scommesse, ci hanno visto lungo. hanno sognato. io posso solo rimboccarmi le maniche nel mio piccolo, perché per me, fuori, come scrivevano gli antichi sulle mappe “hic sunt leones”. posso insegnare che i leones si possono sconfiggere. anzi, che i leones, non esistono.

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    1. rckhsl Autore articolo

      Grazie di saper leggere e scrivere! Però non credo più che sia sufficiente saper leggere e scrivere. Manca qualcosa. Temo che finiremo di nuovo a zappare la terra (anche metaforicamente) (ma nemmeno tanto).

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  2. lapoetessarossa

    Sì. Pare che la professione agricola riscuota un rinnovato successo.

    Si parla di second life. AgricolaRossa? Troppo comunista!

    Abolendo il classico, comunque, verrebbe meno anche quell’invidia di chi non lo ha frequentato e, nonostante tutto, ricopre posizioni lavorative elevate.
    Perché il classico logora…chi non lo ha frequentato!

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  3. Pingback: Tutti furbi, tutti fottuti: contro il sistema dei monopoli. | r c k h s l

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