Chiacchiere da bar

Poi non è che la mia vita sia insoddisfacente. Anzi: sono in una fase positiva, personalmente. È che mi guardo intorno con sconforto.

La notizia di oggi è che l’Italia non è un paese per vecchi. La notizia di ieri e dell’altroieri è che non è neppure un paese per donne, né per bambini, né per giovani. Né per chissà quanta altra gente.

L’Italia è un paese di rendite. C’è un’aristocrazia ancora numerosa di gente che ha una rendita e diritti garantiti: sono quelli che si riempiono la bocca del buon proposito di estendere i loro diritti e le loro garanzie a chiunque, consci o meno che questo non è possibile. Il fatto è che loro una redistribuzione del benessere e dei diritti non la vogliono, perché ne perderebbero, e quindi imputano ad altri colpevoli le miserie altrui: le banche, il capitalismo, la globalizzazione, i poteri forti. Oppure ti danno la colpa delle tue miserie: “Vedi? Tu sei una persona brutta, attaccata ai soldi, senza cultura e senza ideali. Per questo io merito di essere qui e tu di essere lì”.

Poi c’è uno stuolo di pretendenti che ancora ambiscono a accedere al privilegio. Loro si scannano, ragionevolmente, e ancora credono alle favole. Però per ora, purtroppo, sono numerosi e sono l’ago della bilancia.

E infine c’è la terza classe. È la gente antipatica, imbruttita, senza ideali e attaccata ai soldi. Ha la crudezza di chi non ha garanzie, la rendita non ce l’ha, i diritti se li sogna, e in media viene spremuta a ogni occasione (perché i privilegi non sono gratis: qualcuno deve pur pagarli). È anche una terza classe che si sta allargando, la cui distanza dagli altri si accresce sempre più.

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