Perché mi fa orrore la religione

Oggi l’hanno portata a messa. Con il mio consenso: confido che si renda conto coi suoi occhi, anche magari passando per quella fase di misticismo che tutti i bambini attraversano. Confido nella sua intelligenza.

La comunione si fa fare ai bambini di dieci anni: nel massimo del loro conformismo fisiologico. La chiesa non parla certo agli adolescenti – quelli veri.

La chiesa mi fa orrore. Insegna l’obbedienza cieca, la rinuncia alla ragione e la rassegnazione. Insegna la superiorità di certuni su certi altri. Fa leva su conformismo e paure travestendosi da garante di verità, bontà e giustizia. Investe di autorità chi autorità non può avere: lascia che persone insegnino ciò che non sanno fare – come essere una famiglia, come essere genitori, come essere donne.

Manderei mia figlia a imparare danza da qualcuno che non ha mai ballato? La manderei a imparare la musica da qualcuno che non ha mai messo in fila quattro note o percepito la bellezza del ritmo? Perché dovrei mandarla a imparare dai valori da chi non li ha mai praticati? O delle regole d vita da chi ha abdicato a parti intere della sua vita?

La religione disconosce e disprezza ciò che ci rende più teneramente e orgogliosamente umani, mi fa orrore.

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5 pensieri su “Perché mi fa orrore la religione

  1. Barney Panofsky

    Cosi’ si controllano le masse: svilendo e castrando la liberta’ di coloro che affidano alla religione un pezzo del loro cervello. In cambio i lobotomizzati ottengono la tranquillita’ di non dover scegliere, di non dover pensare, di non doversi preoccupare di cosa succede quando si muore, e la speranza in non ho capito bene cosa.

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  2. Gintoki

    Giusto qualche giorno fa scrissi un post in cui descrivevo la mia iscrizione al catechismo. Non volevo andarci e non capivo perché dovessi farlo. La risposta che mi davano era “un bambino alla tua età deve fare la comunione”

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  3. lapoetessarossa

    Che terreno spinoso spigoloso tagliente hai toccato!
    I bambini, soprattutto quelli piccoli, apprendono molto dagli esempi e poco dalle parole. Percio’, ai bambini, del cosiddetto Verbo, poco importa.
    Nella mia vita quotidiana (leggi faticoso percorso educativo che ha come fine supremo dare ad un figlio tutti gli strumenti possibili – e impossibili – per divenire un adulto con sufficiente capacità critica da essere capace di scegliere) il bambingesù vive nella grotta (e dove, altrimenti?) insieme a bue, asinello, mamma e papà. Come una bambola, non cresce, non cambia casa. Ha freddo. Dorme bello coperto. A dicembre, probabilmente, diventerà una storia di successo, insieme a Babbo Natale e agli elfi. Poi ce lo dimenticheremo. Perché vallo a spiegare a una treenne che ad aprile questo qui ha più di trent’anni e che si comporta come la Bella addormentata nel bosco!
    Va beh. L’altro giorno si è fatta una specie di segno della croce sotto la doccia e ha ringraziato per il cibo che aveva nel piatto. Poi ha ballato i Kiss, e guardando Jake ed Elwood ha chiesto se fossero i re magi.
    La materna è cattolica. Quella c’è. La Montessori invece, bandiera di laicismo, scrive sul proprio sito che la provenienza degli alunni è una realtà sociale, economica e culturale medio alta. Vogliamo parlarne? Babbo fa l’Ingegnere (ma sull’economico medio alto nutro seri dubbi!) , scusate se è poco, ma preferisco che mi impari il padrenostro. Lo trovo un male molto minore.

    L’Italia, ahinoi, è la sede del Vaticano. E non è che tutti i mali arrivano da lì. Ma tanti tanti sì.
    Perciò ci rimboccheremo le maniche, ogni giorno per portare a termine l’impresa: l’adulto con capacità critica. Il viaggio è appena cominciato! :-)

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