T-shirts and happiness

Piego le solite magliette un po’ rigide di bucato. Ascolto con strano vivo interesse tirate di mezz’ora sulla qualità dei campi di subbuteo. E com’è ovvio, mescolata ai rumori di fondo c’è la cosa più privata che sono disposta ad ammettere: I’ve never been faithful. Ancora? Ancora, anzi: proprio ora.

Perché questa è una delle prove, ma nulla cambia: preferisco di gran lunga rassegnarmi all’evanescenza dei sentimenti (anche ora. Ora! Ach!) che immaginare il desiderio reso coatto. Che senza libertà il desiderio non può esistere, e il sesso diventa solo la soddisfazione di una necessità fisiologica, un ripugnante scambio di liquidi corporei fra due persone invece che fra una persona e un oggetto di ceramica, e si capisce bene come possa essere qualificato come “disgustoso” da qualche povero male informato.

Certo, quando il progetto di una vita insieme regge ormai troppo peso per essere abbandonato al collasso, allora sì che è un dovere continuare a collaborare (e anche un piacere, se siamo un po’ adulti). Ma questo con il sesso non c’entra nulla, e di sesso per favore non si parli più, che non è necessario e anzi, come detto, fa un po’ schifo.

 

(Poi è ovvio che ognuno fa quel che vuole, per fortuna. Subbuteo docet.)

Io mi auguro di sapermi fermare al momento necessario. Ma ci penserò quando mi ci troverò davanti.

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