Gocce

La metafora della goccia che fa traboccare il vaso sottintende conoscenza di fisica (tensione superficiale, che ne so, ma mi piacerebbe che qualcuno si desse la pena di spiegarmi. Per benino però, che sono in grado di capire) che mi sono da decenni totalmente esteanee.

Eppure è una metafora che si capisce benissimo. E si capisce benissimo quando l’evento si verifica, e tutta l’emozione ruscella giù silenziosamente, i grumi si liquefanno, e tutto quanto sparisce giù nelle fessure dell’asfalto e dopo poco non si capisce neppure di cosa si stava parlando, a parte un lieve senso di imbarazzo, o di vergogna.

Lungi da me l’intenzione di enunciare pronostici. Chi vivrà vedrà, e io per ora vedo questo.

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2 pensieri su “Gocce

  1. entomotimica

    Eccomi! Io ho scritto una poesia sulla tensione superficiale, una volta! Il professore di fisica all’università un giorno fece una tirata contro i cantautori disimpegnati e capaci di parlare solo d’amore, che noia. Ed elogiò, invece, la poesia didascalica perché insegnava le arti del trivio e del quadrivio. La lezione successiva feci scivolare sulla lavagna luminosa (non era 20 anni fa, ma eravamo ancora a questi livelli di strategie comunicative, per restare in tema!) un foglietto con il mio “componimento”. Non l’ho tenuto, ma iniziava così: Andava un bel mattino Pierre Laplace / per mano al suo bambino poverino…
    La declamò, dopo un’occhiata censoria preventiva, fece una timida risata, forse non si ricordava nemmeno la tirata della lezione prima, e se la mise in tasca. Per fortuna, nessuno mi scoprì.

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  2. lapoetessarossa

    Si chiama Francesca Bonafini. Sto leggendo il suo Casa di carne. E book. Il fatto di non avere tra le mani la carta di questo libro è una specie di peccato mortale. Lo sto leggendo e mi sei venuta in mente. La carta ora non c’entra. Ti dico leggilo. Perentorio. Non so come continua. Ma almeno fino qui questa è una casa accogliente. Guarda cosa scrivo che è quasi l’una di notte. Di una estate che non c’è.

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