Sotto controllo?

Lui sa cosa vuol dire. Anche se non ammetterebbe mai di aver usato quelle tecniche, perché le ha usate inconsciamente, istintivamente e quasi con un senso di legittimità. Ma le conosce a memoria, una a una. Il telefono, che non deve mai restare incustodito, né vibrare o lampeggiare con frequenza sospetta. Il laptop, che si può aprire solo quando si è solidamente soli. Le parole, che anche loro tradiscono, denunciando pensieri ambigui, dubbi, indizi rivelatori. E quindi la strategia migliore è andare alla radice, sdoppiare il mondo dei pensieri, relegare ciò che è proibito dietro una porta blindata e dimenticarsene per il tempo necessario, mentre si percorre con una strana leggerezza la strada permessa. La vita si scinde, ma ce la si può fare, per necessità. Ognuno decide le proprie necessità.

 

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2 pensieri su “Sotto controllo?

  1. lapoetessarossa

    A me piace molto leggerti. E mi piace sempre.
    Mi piace perché parli la mia stessa lingua, a volte ho l’impressione che tu non dica le stesse cose che io non direi. O che tu non dica ciò che dai per scontato che “qualche sconosciuto interlocutore” capisca, comprenda o semplicemente (e magicamente) senta.
    Poi io stessa non dico. Non commento. Mi dà pace quel sentire. Sento una condivisione che mi regala consolazione. La consolazione non porta da nessuna parte ma salva dai cattivi pensieri. Evita di farmi sprofondare nell’angoscia. E di questo, per quel che vale, ti ringrazio.
    Tutto quello che non voglio dire ho imparato a fatica a tenerlo per me e a coccolarlo come un bambino che deve ancora crescere. Lo proteggo come una cosa preziosa e fragile. In attesa che si rafforzi, che possa camminare da solo. Che da pensiero diventi azione e possa andare nel mondo con le proprie gambe. Forse è un bambino che non crescerà mai, e rimarrà per sempre un infante incapace di parola ,ma comunque sensibilissimo.
    Penso a quando regalavo al mio non dire un’esistenza segreta ed esotica. La fuga. L’adrenalina. Quella (tua) leggerezza. Un po’ mi manca certo, perché negare. Ma è solo nostalgia.
    Ieri, proprio ieri, generata veramente da un nonnulla, è stata una giornata leggera, di quella leggerezza là. Un nonnulla che ho saputo ricamare ad arte, ma senza il filo dell’illusione. Solo il piacere di accostare ad un piccolo pensiero, una serie di altrettanti piccoli pensierini bellini e giulivi, con London Calling a palla in auto e un istante di vertigine guardando il cielo.

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