Le guardo e mi dispiace

Le ragazze, quelle giovani. Alcune sono proprio belle, si legge loro l’ambizione sul viso e nei modi. Magari con i capelli lunghi lucidi, un poco di trucco, una gonna corta, e ora che è primavera le gambe nude e lisce. Magari vanno in giro passeggiando a testa alta e spalle dritte, accanto al loro fidanzato o quel che è. Sicure di realizzare tutto: ambizioni e sogni.

Poi un po’ più tardi restano incinte. Che cosine bellissime i loro piccoletti, e loro raggianti di felicità neomaterna. A godersi la sacrosanta maternità, a rimirare i vestitini minuscoli, a carezzare le copertine di cotone, a smacchiare bavaglini e sciacquare biberon. A stendere file di calzette, a rassettare il lettino, a togliere con amore la polvere che dà allergie. Al supermercato a scegliere i pannolini. Dalla pediatra al controllo, o a togliersi i dubbi. E poi finisce che le cose le sanno fare meglio loro. Curare, pulire, cucinare, correre, telefonare. Ricordati i cereali fatti a stella, ricordati di pagare la scuola di danza, ricordati i panini per la gita, ricordati di riportare i libri in biblioteca, ricordati di ritirare il costume per il saggio, ricordati che mi serve un quaderno a quadretti, ricordati di comprarmi le figurine, ricordati di portare il sapone all’asilo, ricordati il regalo per il compleanno di domenica, ricordati la visita dal dentista, ricordati che domani mi serve la tuta pulita, ricordati di riattaccare il bottone della giacca, ricordati che venerdì la scuola chiude due ore prima, ricordati tutto.

Il trucco non c’è più, le gambe nude neppure, i capelli vengono tagliati. Le ambizioni si perdono per la strada. E non si cammina più a testa alta, ma si corre tutto il giorno a testa bassa.

(E il fidanzato o quel che era non cammina più accanto, ma è distratto un pezzo avanti con l’aria dell’uomo in carriera. Ogni tanto riempie una lavatrice, lava tre bicchieri, e ottiene il suo diploma di “padre presente”).

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Un pensiero su “Le guardo e mi dispiace

  1. capriccietto

    E’ una storia nota e ripetuta, ma è quella che porta avanti la storia… mi chiedo se senza il sogno o la favola o come si può chiamare, si andrebbe avanti lo stesso… se può farsi diverso… io non ci credevo e non ho fatto e se tutti fossero come me il genere umano sarebbe estinto. Io in fondo amo guardare e indovinarmi, leggendo quello che circonda il mio creato da me. Forse farei lo stesso se avessi bambini che vogliono e padri che pasticciano. Motivi di insoddisfazione ci sono sempre. Guardare la vita come una storia a puntate, con una dose di distacco e buona curiosità. Non ci si può lamentare che non sia varia, non va mai come credevi, non si rischia la noia…

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