Il bengalese, Giulia e io. Come “Il gatto Baffo”.

pagrus

Stamattina presto incontro Madan, quello che vende fazzoletti e indica i parcheggi liberi nella piazza sotto casa mia. È appena uscito. Mi saluta anche se non sorride, mi indica un palazzo un po’ vecchio e mi dice “io abito lì, dopo il bar, dopo la pizzeria”. Mi fa piacere sapere qualcosa di lui. Cerco di immaginare le stanze dove abita, e che cosa avrà avuto per colazione. Almeno abita vicino. Ci salutiamo, e lui se ne va al suo posto di lavoro: puntuale sotto casa mia, dalle 8:30 alle 18:30 con pausa pranzo.

Cinque minuti dopo incontro Giulia con degli enormi occhiali Persol, il trench, i capelli biondi e il cane. È strano che arrivi fin qui da casa sua, quella casa di lusso, per portare fuori il cane. Ma forse il cane abita nell’appartamento che fu di suo padre. Un cane di lusso, col giardino, la dépendance, gli armadi di mogano e le siepine potate, a dieci metri dalla casa di Madan.

Poi ci sono io. Io non vado al lavoro, non mi corre dietro nessuno. Oggi c’è il sole e decido che a cena si mangia il pesce della pescheria. Scelgo un parago bello fresco, due porzioni anche se siamo in tre. Mi costa 22 euro. Lo farò al cartoccio, e dovrò strillare perché lo finiscano.

 

 

 

 

 

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