Lund, estate 2009

sia_glass

A Lund c’è lo Stadsparken con il parco giochi e il bar, c’è il Kulturen con il piccolo museo all’aria aperta e i giochi nell’acqua sabbiosa, la piazza davanti alla stazione, il supermercato Malmborgs e il Systembolaget, i bus arancioni che portano a Skanör, a Mölle e al parco con gli alci, le salite e il ghiaino, i vialetti semideserti che attraversano l’ospedale.

C’è il gelato SIA, che i gelati italiani non gli legano neppure le scarpe.

C’è freddo anche a agosto, c’è sempre vento e ci vuole la felpa viola col cappuccio, e a forza di portarla e lavarla e asciugarla nell’asciugatrice si è ristretta e scolorita. Ma tanto l’ho lasciata là.

A Lund sorrido sempre, e in pausa pranzo vado al supermercato a comprare le costine e le cosce di pollo grigliate, e pranzo seduta al sole ungendomi le mani. A Lund ho una casa al quarto e quinto piano con troppa luce, il parquet ovunque e un’enorme scala a chiocciola di legno per andare nelle camere. Amo Paul e posso portare il passeggino fino in casa senza sforzi. Trovo monete per terra. C’è una luce abbagliante.

A Lund troviamo casa a Frederiksberg e traslochiamo ancora. Ma a Lund ero felice, Frederiksberg è di nuovo un ricordo grigio e ostico.

 

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