Il 25 e 26 marzo.

Dopo una seduta un po’ elusiva con la Dott (almeno sui programmi del pomeriggio), arrivo a casa alle 3:45. La casa è a posto. Ho un quarto d’ora, ma il telefono squilla prima. È troppo presto? No, vieni su.

Il saluto è brevissimo. Il resto è stato atteso ben quindici ore. Lo porto in camera e si siede sul letto, si sdraia e mi invita. Invito superfluo. Noto che si leva gli occhiali e li appoggia sulla coperta. Poco dopo li mette in salvo sul comodino.

Noto la sua barba che mi è insolita e ha l’odore che hanno le barbe da vicino, o meglio: un odore che ho sentito sulla mia unica altra barba da vicino, dieci anni fa. O forse è l’odore di un uomo di cinquant’anni (che coincideva con la barba, dieci anni fa).
Ha gli occhi chiari e miopi e molta peluria sul viso che mi fa pensare a un orso e mi aiuta a ricordare il suo paese d’origine. Ha un viso giovane e il corpo un po’ ceduto della sua età.
Mr. Frizzino non si presenta. Le parole all’inizio sono scarsissime, ma sto bene e a mio agio. Sto molto bene.

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Riposandoci parliamo. Lo guardo un po’ ma non troppo. Mr Frizzino decisamente latita, ma il suo aspetto mi è quasi familiare. Parlando scopriamo montagne di appigli. Mi racconta tantissimo di sé, per dimostrarmi che non sono l’unica capace di fare grandi pasticci. E in effetti, chapeau: di pasticci ne ha saputi fare anche lui, e gli sono venuti pure meglio che a me. Si dichiara incapace di fedeltà: le mie stesse parole. Si occupa di cose a me familiari. Gli accenno alla mia vita passata e a certe contiguità. Ha una voce perfetta.

Facciamo ancora l’amore. Lui dice che non fa l’amore da tanto tempo. Dice cose che sembro io. Mi gira su un fianco e provo tenerezza. Ma ancora Mr Frizzino non si fa vivo, e mi chiedo perché, e quando lui sostiene che si sta cacciando nell’ennesimo pasticcio io ho i miei dubbi (ma me li tengo).

Ancora parliamo – stavolta di sua moglie. Una storia bella, è molto chiaro, con i soliti malintesi di monogamia. Quindi nessuno deve sapere niente. Decido di sterilizzare la conversazione con le amiche.

Mi sembra che se potessimo fermarci a chiacchierare, io e lui, potrebbe durare molto a lungo.

Alle sei invece lo mando via, che stanno per tornare le bimbe. Ci rivestiamo, si mette il giubbotto verde (?) e se ne va no strings attached. Siamo stati tutto il tempo nella penombra delle tende tirate. Uscendo dice che sembro timida.

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In serata mi scrive di non scrivergli che ha il telefono sotto controllo.
La mattina dopo mi scrive che ci sono dei problemi.
Obbediente, non scrivo.

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Lo incontro per strada.
(Shit, Mr Frizzino, proprio non hai il dono del tempismo).
Lo vedo per la prima volta alla luce del sole: è un uomo bellissimo. Non avevo visto gli occhi verdi.
Si avvicina troppo e mi spiega che la moglie ha capito, che bisogna smettere subito. Che però che peccato. Che però mi deve una telefonata. Dispiace molto anche a me, davvero, poi proprio ora, figurati, ciao.

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Penso che sia solo un modo elegante di scaricarmi.
Mio cugi dice che se è per la moglie, uno così tornerà sicuramente a farsi vivo.
Alle amiche, come ho deciso, non dico nulla. Quel poco che hanno saputo suscita già valanghe di commenti inopportuni.
La sera trovo che la moglie ha controllato il mio profilo su Linkedin. Forse non era solo un modo elegante di scaricarmi. Quindi forse ha ragione mio cugi. Il suo pronostico è un mesetto di pausa. Ma un mese è un’era geologica. Morale: aspetto anche questo.

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