L’errore degli scopi

Perché veniamo addestrati a guardare agli scopi da raggiungere? (I voti, l’orgasmo, il matrimonio, le feste, l’assunzione, la nascita di un figlio –nascita-, pubblicare un libro, comprarsi una casa, comprare un oggetto, fare un viaggio).

Obiettivi e risultati sono picchi temporali di piacere e soddisfazione che si accaparrano e determinano il valore della vita che li prepara, ma inevitabilmente condannano la quotidianità a tempo intermedio di anticipazione e di attesa, e svuotano di energia il tempo che segue.

Se non abbiamo scopi in vista, ciò che facciamo è insipido. Quando ne abbiamo, ci concentriamo su quelli e il vero sapore di ciò che stiamo vivendo rimane in secondo piano. Studiamo per preparare un esame, ma senza l’adrenalina del voto lo studio ha un sapore buono? O cattivo? È pericoloso non riconoscere i sapori.

Alla fine, è vero che i migliori maestri insegnano che i risultati sono solo incidenti del percorso, e che è il percorso quello che conta. Ma deprivarsi di scopi è un esercizio durissimo.

Se sopravvivo alla depressione avrò imparato qualcosa.

(A che pro?)

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