Still alive

macchiHo nostalgia di Piazza Dante e del Bar Macchi vecchia versione, ancora semivuoto la mattina alle otto. Il budino alla ricotta scomparirebbe nel corso della lettura di mezza pagina di Giulio Ferroni su un ignoto autore cinquecentesco. I minuti trascorrerebbero a un tavolo scuro di legno lucido, senza cellulare a fianco e senza nessuno a cercare di vendermi fazzoletti. E poi la piazza si riempirebbe e sarebbe ora di trasferirsi in biblioteca, fino al momento (l’una? Le quattro? Non ricordo) di tornare a chimica.

Traduzione: ho nostalgia di quando avevo venticinque anni ed era tutto troppo più facile ma io non ne avevo idea. Uno pensa sempre che peggio di così non può andare, e invece finisce che va sempre esattamente peggio di così – ma alla fine si sopravvive, stringendo i denti e guardando indietro con un pochino di nostalgia. We do what we must because we can: because we can. C’è da esserne fieri.

[Duecento euro per Berlino. Vorrei che qualcuno venisse due volte al mese a pulire la casa (pulire bene: spolverare gli scaffali, strusciare per terra e tutto). Invece vado a Berlino.]

[Non ho niente da dirgli per email, questo è il motivo per cui non gli scrivo. E se non avessi niente da dirgli tout court?]

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4 pensieri su “Still alive

  1. lapoetessarossa

    Grazie.
    Queste corrispondenze, anche se non son d’amorosi sensi (ma anche sì se vogliamo) mi fanno sempre sentire un po’ meglio.

    Rispondi

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