Forse dovrei fare un bilancio,

qui(*), con onestà, articolando i pensieri.

La festa di ieri: come al solito ho procurato un eccesso di cibo e di scorte di plastica (piattini bicchierini palloncini posatine), ora tutto stivato negli armadi della cucina. Unico problema: troppi regali, tutti in sfumature di rosa, al 99% ingombranti e inutili (e ahimè costosi.. potevano farci anzi un bonifico???). Forse potrei farne sparire qualcuno e riciclarlo, ma no, non si può. Però alla fine tutti si sono divertiti un sacco, la torta era buona, le mamme hanno chiacchierato, le bimbe erano felici – e questo è quel che conta.

Berlino 1: niente stress, per una volta. Tutti contenti (G., mio cugi), nessun intoppo. Gita familiare, coscienza a posto (luxury good), wow.

CPH: qui casca l’asino. Perché non mi scrive da ben sei giorni? In realtà l’ultimo a scrivere è stato lui, quindi formalmente sono io che non sto rispondendo. (Come anche: sono io che sono fuggita, quindi formalmente sono io che l’ho lasciato. Aah.) Invece mi macero nei dubbi perché lui non mi scrive (e in fondo anche perché sono convinta di essere io quella sedotta e abbandonata). Comunque il suo silenzio mi dà occasione di ascoltare i pensieri e i sentimenti che zampillano dalla mia testa incontrollati, e che sono parecchio contrastanti. Da una parte c’è la smania di rivederlo, di guardarlo in faccia e tutto quel che immagino (immaginiamo) seguirà. Dall’altra c’è il dubbio, anzi la quasi-certezza di essermi messa in una situazione con un unico esito possibile, e piuttosto doloroso. Perché la verità è che tutto questo non ha senso: non sono più disponibile a rivoluzionare la mia vita, sono diventata impermeabile. Quindi, tralasciando la strada di un nuovo possibile coinvolgimento (che ammetto, sì, è contemplata nelle mie insensate mappe mentali), la sola via per dare un senso a questo viaggio sarebbe il dialogo, la riconciliazione, la pacificazione vera col passato. Io mi sto esercitando interiormente a fare la mia parte, ma l’episodio di Malvi mi dice già che lui è distante mille miglia anche solo dall’idea. Quindi questo viaggio si prefigura come un faticosissimo e penosissimo nonsense. Che lui abbia realizzato e stia pensando di fermarsi, in un accesso improbabile di avventatezza? Ohmmioddio speriamo di no, che io invece non vedo l’ora di imbarcarmi. [E poi e poi: non ancora detto tutto a T.]

Berlino 2: che stress. S’ha da fare perché ho promesso, ma stavolta è uno di troppo. Ho promesso a troppa gente e magari poi ci divertiamo anche, ma mi prende l’ansia delle mani bucate.

Tesi: ho esattamente due settimane utili. E me ne importa lo stretto necessario. Per ora.

Bottom line: sono disoccupata, non produco reddito, vado troppo in giro (perché sono disoccupata! Ho tempo!) e spendo troppo. Mi riprometto di risparmiare, ma non so da dove cominciare. In fondo è solo un questione di soldi.

__________

(*) Qui. Me lo chiedo: perché qui? Qui è un angolino semideserto di una piazzona rumorosa. Ancora una volta mi viene in mente che la mera possibilità di avere testimoni dà una specie di garanzia di onestà intellettuale, senza fare troppo chiasso.

 

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