La Bottega

Ho finalmente visitato la famosa Bottega, che di questi tempi riscuote grandi successi. Roba da shock anafilattico.

Tutti lì coperti di tinte molto neutre e fibre organic. Un sacco di uomini, tra i quali tanti barbuti e occhialuti. Coppie con l’aria di discutere di roba seria e culturale. Programmi di teatri e cineclub. Donne emancipate. Madri e padri solo-bio (no vaccinazioni, no antibiotici, no dolci, spremute senza zucchero, riso integrale, tofu, massaggio neonatale e propedeutica musicale fin dal concepimento). Cesti chic semipieni di carote col ciuffo, mele terrose, chili di zenzero, bacche e radici, modiche quantità di cavoli, noci e cipolle di taglia dubbia. Vasetti di miele, salse e marmellate dall’etichetta fotocopiata. Piatti e tovaglioli di carta grigiastra. Un banco frigo con un miscuglio di formaggi pallidi in piccoli tranci sottovuoto. C’era pure la carne, ma non ho avuto l’ardire di avvicinarmi, che la titolare aveva l’aria di volermi far pagare solo l’eventuale occhiata. La charcuterie invece l’ho guardata bene: aveva un’età venerabile. Quantità e prezzi da mercato nero in tempi di carestia.

Tutti lì ad avvelenarsi con le loro paure.

Ho preso la chiave e sono fuggita.

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2 pensieri su “La Bottega

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