Timide prove di dialogo

Evidentemente parlare non mi riesce. Mi trovo sempre coinvolta troppo strettamente con persone con cui non riesco a parlare. (Io do la colpa a loro: sono loro che non mi capiscono). Poi il “troppo strettamente” raggiunge il limite del soffocamento, e allora arrivano i buoni consigli: « Parlaci ». Ma va?! Ma il punto è proprio che parlarci non-mi-rie-sce.

Di base, sono convinta che parlare non porti a nulla. Poi magari è un bello uno sfogo – ma niente di più. Le persone non cambiano: parlare al massimo lenisce, a volte invece esaspera, a volte non porta semplicemente da nessuna parte. Lo sfogo, certo: ma magari mi sfogo in un altro modo (forse).

Comunque, sicuramente, oltre alle convinzioni più o meno razionali c’è altro. Cosa, boh.

Ma la cosa stupefacente è il dialogo (vero) che accade in questi giorni.
Io a lui, lui a me, di nuovo io a lui. Ci diciamo le cose importanti che vogliamo. A prescindere dall’interlocutore. Senza censure. Cioè: la censura si presenta, e poi viene ignorata. Anzi, il dito si orienta casualmente verso la piaga. Ma il dialogo, pian piano e misteriosamente, procede. Che se incontro ha da essere (e non è detto che sia, con tutto questo frugare nelle piaghe), almeno che sia autentico.

Così dico cose sorprendenti a lui, e così facendo le sento uscire, e formularsi in frasi, e le capisco anche io.

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2 pensieri su “Timide prove di dialogo

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