Emil Cioran, Anne Rice, inquietudine, istinti

CioranOgni volta che incrocio parole di E. C. capisco di nuovo perché ho tenuto per anni la sua foto accanto alla scrivania. (Poi l’ho levata, perché? Perché ho traslocato. Perché è iniziato un tempo diverso).

La vita, non appena si sia ossessionati dal significato che può avere, si disgrega, si sgretola: e questo getta luce su quello che essa è, su quello che vale, sulla sua sostanza gracile e improbabile.

Di certo la vita non ha alcun senso. Ma questo non ha la minima importanza quando si è giovani. Ben diverso è quando si ha una certa età. Allora si comincia a preoccuparsene. L’inquietudine diventa problema, e i vecchi, che non hanno più niente da fare, cercano di risolverlo, senza averne il tempo o le capacità. Il che spiega perché non si ammazzino in massa, come dovrebbero fare se fossero appena un po’ meno assorbiti da questo pensiero.

AnneRice1E Anne Rice, che ha scritto il mio amato Infortunes, risponde un poco:

Ci si può chiedere perché bisogna amare e imparare o perché sarebbe questo lo scopo della vita: voglio dire, come mai è stato deciso fare solo queste cose e con la massima dedizione? Una domanda stupida, non importa perché sia così. È così: lo scopo della vita è amare ed imparare.

Amare e imparare: istinti, hard-wired. La spiegazione è da ricercare in millenni di evoluzione. Il piacere è soddisfarli.

(E se non riesco più a soddisfarli?)

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