Invece del parrucchiere

E’ da ieri sera che S mi ha piantato in testa l’imperativo di andare a sistemarmi i capelli. Mi gingillo e non esco.

Invece mi fermo davanti allo schermo, perché scrivere è molto più urgente. Lo so che se andassi dalla parrucchiera almeno avrei risolto UNA cosa, anzi dovrei proprio andare, e forse questo arresto è solo una delle centomila tattiche per non fare nulla (per non scoprire che fare qualcosa – qualsiasi cosa – non serve a nulla). Neppure stando qui a scrivere risolvo nulla, ma la consequenzialità mi dà troppo sui nervi, perciò chissene, come dice F.

Con la crisi di claustrofobia sotto il tavolo sento accostarsi il panico. Avrei una sete feroce di connessione e comunicazione e contatto e calore e senso, ma all’orizzonte non c’è niente e nessuno, e vicino neppure a parlarne. Sono persa. Sono così assetata di contatto (*vero*, oh please, am I too fussy?) che ne scovo tracce ovunque e ogni traccia mi dà euforia, ma niente regge oltre le poche ore e le poche frasi. Scrivo e cancello, sto andando nel panico. Sono sempre più certa che si tratti di squilibrio chimico, ma con la dott di chimica non si parla, solo fiumi di parole insulse.

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2 pensieri su “Invece del parrucchiere

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