Crisis?

Non lavoro e so che non cercherò un impiego nel futuro prossimo.

La verità è che stimo il mio tempo quanto nessuno di sicuro è disposto a pagarlo. Faccio la mamma (high-quality mum), e il resto è tempo libero.

Certo, mi capita di sentirmi inutile e fallimentare. Certo, diventiamo poveri. Arrivano 150 euro di bolletta del gas e sobbalzo. Ma chi non lo fa?

È una povertà dorata. Quanto potrà durare? Mi sto fallacemente compiacendo, o è una vita possibile? Sto camminando sullo strapiombo: e se poi cado giù? E se poi cadono giù le bimbe? Mi chiedo tutto questo.

Stamattina presto ho passeggiato per il mercato e ci pensavo mentre morivo dal freddo malgrado il sole chiarissimo. Ho speso spiccioli in una quantità di cose minuscole: per le bimbe, merceria, biancheria.

Devo rinunciare a Paris-Tokyo fino al prossimo compleanno (che saranno i 40, e sì, forse quella è un’occasione in cui potrei permettermi di chiederlo), ma forse non reggerà il confronto con il mio inseparabile Kenzo – di cui ho una scorta da guerra atomica nell’armadio. E ho detto a T. che il regalo dei 39 vale anche come regalo di Natale: la soddisfazione di averlo fra le mani non accenna ancora ad esaurirsi.

Stasera c’è una cena da S. e stavolta cucina qualcun’altro. Sabato scorso è toccato a me. Per Natale poi faccio i ravioli di verza al burro, le tagliatelle e il ragù coi fegatini. Mia mamma e mia sorella faranno il resto.

Non ho la tuta da sci e anche quest’anno me la farò prestare. Le bimbe hanno tute di terza e quarta mano, però imparano a sciare. Imparano anche la musica e tutto quanto. Il mio signor cappotto andrà bene ancora per un paio d’anni, e i guanti di pelle viola sono potenzialmente immortali – se non li perdo. Le bimbe portano due giacche che a volte mi viene la tentazione di scucire via la marca, ma in fondo chi se ne importa. Anzi, devo fare un regalo a B. che me le ha passate come nuove.

Ho una pila infinita di libri da leggere. Il mio computer sembra avere sette vite (anche se siamo alla sesta e mezzo). Scrivere è gratis. Non credo nei cosmetici, non fumo, non guido, non compro elettrodomestici (il tostapane ha richiesto circa due anni di discussione, e il microonde in proporzione ne richiederà almeno cinque). Sono rinunce? Quanto mi pesano? L’anno scorso facevo un viaggio al mese. Quest’anno invece mi concedo di pagarmi la terapia. Tutte e due le cose non me le posso permettere.

Ammetto di essere dipendente. Decenni di lotte per l’indipendenza femminile e io mi metto a casa a fare la mamma, e alla fine quasi quasi mi va bene così.

Da vecchia per punizione farò la fame.

phpetit

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5 pensieri su “Crisis?

  1. Damiano Fina

    che strano questo web, mi sono trovato a pensare le stesse cose qualche giorno fa a voce alta, a tavola. Crisis è il titolo perfetto, per chi capisce che ridurre le spese non è ridurre la felicità, perché in fondo noi tutti viviamo della nostra umanità, dei nostri affetti e la nostra ricchezza sta nell’accudirli il più possibile, nel viverci :)

    Rispondi
    1. rckhsl Autore articolo

      Oh sì..
      “che strano questo web” :)

      (E che bello che permetta incontri e scambi che non sarebbero mai mai mai avvenuti..)

      (Non è ricchezza questa? Anzi lusso incredibile?)

      Rispondi
  2. zonerrogene

    >Decenni di lotte per l’indipendenza femminile e io mi metto a casa a fare la mamma
    Detto da un uomo: stare a casa a fare la mamma non ti rende non-indipendente.
    Tecnicamente, da un punto di vista economico forse si. Ma non da un punto di vista mentale :-)
    L’indipendenza femminile non crolla sotto il peso della disoccupazione.
    Infine: il tempo è denaro…ma il denaro non è tempo. Goditi l’essere mamma e il fare la mamma.
    Alex

    Rispondi
    1. rckhsl Autore articolo

      Grazie :) e in effetti sì, questo è quello che penso anche io, preciso preciso.
      Solo che per anni l’indipendenza femminile è stata veicolata dall’indipendenza economica, e con questa viene ora associata, in modo più o meno legittimo. Quindi la mia scelta (se di scelta si può parlare, o piuttosto di un fare di necessità virtù) assume una patina rinunciataria e retrograda, soprattutto di questi tempi in cui si retrocede, almeno apparentemente, su diversi fronti. Per onestà, perciò, qualche domanda me la pongo (che oltretutto sono così permeabile ai dubbi..)
      Ma è bello riflettere ad alta voce, e incontrare condivisione :)

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