Compiaciuta no

Quando il benessere scade nell’autocompiacimento è il momento di darsi una botta in testa e fermarsi.

Mi rendo conto. L’autocompiacimento non me lo perdono. O forse: me ne concedo delle briciole di straforo (sono un essere umano), ma quando diventa visibile non posso che fermarmi e vergognarmi, e dare cibo al tarlo – che è un animaletto più simpatico.

Non so, però. Non so se sia davvero autocompiacimento o piuttosto una forma di assertività a cui non sono per nulla abituata e che esce fuori come byproduct di questo gioco insolito. Oscillo tra le due interpretazioni. Senza dubbio mi sento scintillante, e dato che la voce fuoricampo del mio babbo continua a tuonare “un bel gioco dura poco”, mi pare che l’unica cosa saggia da fare sia fare il pieno di colori per l’inverno.

frederick

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6 pensieri su “Compiaciuta no

  1. Erre

    Mi fa pensare a quel preciso momento nel quale ci pare di assaporare una gioia che percepiamo essere passeggera, credo che avesse ragione tuo padre, meglio essere pacati, moderati. E guardinghi…

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