Un raggio di sole

Basta veramente poco certe volte: appare un raggio e illumina tutto. Poi magari scompare di nuovo.

Forse stamattina ho questa propensione all’ottimismo (miracolosa), ma mi è bastato uno spunto microscopico e forse inconsistente per sentirmi nel momento giusto al posto giusto, per pensare per un istante che forse eccola lì, una piccola pepita di senso. Una pepita piccola piccola, una briciola, prodotta probabilmente in un incidente alchemico. E trattandosi di alchimia e non di chimica, aspettiamoci una roba effimera e reversibile. Ma nondimeno: ora ho davanti agli occhi una pepita con tutto il suo luccichio. Rischiavo di gettarla via prima ancora di averla vista. Che fortuna.

Sono le sorprese – anche piccole, gli imprevisti – anche deboli, che rendono il tempo sopportabile. Mi chiedo spesso perché sia così: perché la monotonia, anche se dorata, ci appaia come il peggiore degli incubi. Il motivo non mi è affatto chiaro, ma il fatto è incontestabile. Solo i santi possono reggere, in paradiso.

A. mi accusava quest’estate di essere caduta in una fase di sensation-seeking, e mi viene il dubbio che avesse ragione. (Da che pulpito, ho pensato d’impulso. Ma le parole sono da ascoltare, a prescindere dall’oratore).

Credo che si tratti di un effetto collaterale (molesto) del fatto che a un certo punto la nostra vita diventa largamente prevedibile, dopo che gli anni (o i millenni, volendo sollevare lo sguardo) ci hanno plasmato su un’abbondanza di zone incognite, rischi, dolori improvvisi. Non siamo plasmati sulla prevedibilità, ma per sopravvivere ci è indispensabile riconoscere i pattern, e quando ne riconosciamo uno siamo ricompensati da un piacere intenso. Ogni sorpresa è la promessa di un pattern nuovo non ancora individuato, del piacere della suo riconoscimento. Qualcosa di nuovo da imparare.

Poi diventiamo raffinatissimi, impariamo tantissimo, spingiamo sempre più lontano la frontiera dell’imprevedibilità. Ma c’è un tradeoff tra imprevedibilità e vita lunga. Quando abbiamo spinto la frontiera a un punto ormai lontanissimo, e davanti agli occhi si stendono anni in cui alla nostra mente sarà concesso sempre meno imparare, questa sembra a un tratto la peggiore condanna: non siamo cresciuti né ci siamo evoluti per quello. Come entrare in una crisi di astinenza.

Intanto, però, noi individui ci dobbiamo passare attraverso, e in primo luogo individualmente. Cioè: io ci devo passare attraverso.

Signorina, lei crede che l’uomo potrà un giorno sconfiggere la morte?
(Commissario di maturità 1993, interrogazione di biologia)

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2 pensieri su “Un raggio di sole

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