Vento

I. va diritta per la sua strada, ma in modo placido. Parla per ore delle cose sue, si anima e si arrabbia, è concentrata su sé stessa: il suo lavoro, la sua bimba, A., la sua futura casa, i suoi suoceri, la suoi gravidanza, l’ecografia, il concorso, la babysitter. Quando inizia a parlare è un fiume di parole, un fiume in piena (brutto da dire oggi, qui) ma alla fine, diversamente dai fiumi in piena, rimane dentro agli argini e io posso camminarle accanto senza esserne sfiorata. Camminiamo per le stradine ventose, e non sul lungomare come avevo immaginato, perché sul lungomare il vento porta via. Ma le stradine del centro sono perfette per passeggiare. Cammino accanto a lei tenendo giù la gonna con le mani, e ogni tanto confesso che la mia attenzione scivola sul vento che mi strapazza e su altre cose. Ma non fa niente, perché I. mi lascia libera di sentire il vento.

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