Incontri da adulti

Quando ci si conosce da adulti, quando l’incontro è fortunato, si ha già un viaggio di anni alle spalle. Scrigni di ricchezze interiori accumulate in anni, faticosamente selezionate e collezionate, vengono improvvisamente aperti davanti ai nostri occhi. Stanze piene di cimeli, di testimonianze e di scoperte sembrano territorio infinito di esplorazione: i nostri sensi si depositano su tutto ciò che brilla, su forme sorprendenti o familiari, e la sensazione è la vertigine e la gioia euforica.

Ma anche il più ricco cabinet de merveilles dopo poco torna a non essere altro che una stanza. Il cumulo di meraviglie è lì fermo. Da adulti, al tesoro si aggiunge solo un pezzo ogni tanto, a volte insignificante, sempre lentamente. Dall’euforia iniziale ci si dirige verso la noia. In una stanza, sempre dopo un po’ ci si avvicina alla finestra e si guarda fuori.

Gli incontri da adulti spesso hanno questo difetto: non conoscono ancora la solida bellezza dei tempi lunghi. Per conoscere quella, ci vuole la pazienza che sgorghi da una fonte perenne. Se non ce n’è, pace.

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7 pensieri su “Incontri da adulti

  1. lapoetessarossa

    Non c’è vissuto condiviso e non si può che farsene una ragione. Chi ha condiviso tanto del passato capita di averlo perso per strada. È bello ricordare come eravamo. Ma noi siamo. È normale stupirsi poco e annoiarsi subito come con certi film di cui hai già capito come va a finire. Ma è questo quello che abbiamo. Io credo nella bellezza delle piccole cose, credo nei piccoli gesti che donano una serenità inaspettata. Non mi sono dimenticata la passione ma la sua fiamma è rara e fugace. Le persone mi annoiano da morire. Ma ancora di più è mortale rinchiudersi nell ‘affascinante Torre della solitudine…
    …mi manca il brivido della prima volta…

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  2. Barney Panofsky

    Una delle cose piu’ belle che ho letto di recente.
    E una delle cose piu’ vere. Tanto vera che ci aggiungerei un pezzo:
    “Proprio il fatto d’esser consapevoli che i rispettivi bagagli sono oramai stracolmi puo’ rappresentare un freno: anni e anni di souvenir da luoghi e -soprattutto- persone ora lontani appesantiscono il tuo baule. Ma pure il suo, stanne certa.
    Ora, rimane da decidere se conviene disfare il tuo bagaglio e intraprendere un nuovo viaggio solo con il trolley da cabina, oppure imbarcare tutto nella stiva. Nel primo caso, quello che non ti porti dietro lo archivi in magazzino, non lo perdi: e’ oramai parte di te stessa per come sei adesso, e non c’e davvero necessita’ di portarselo sempre dietro.
    Se invece decidi di viaggiare pesante, beh… considera che hai comunque la rottura di coglioni di dovere aspettare alla riconsegna che tutte le valigie siano arrivate”.

    I figli NON sono considerati nel bagaglio di stiva, sia chiaro. Quelli sono parte di te.

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    1. rckhsl Autore articolo

      Grazie dell’estensione. Preziosa :) . Ricalca un pensiero che mi viene spesso (a me, laureata in storia, ach!!!) e cioè che la memoria è sì un caposaldo della nostra identità, ma certe volte diventa un fardello intollerabile e ingombrante, un impedimento ai nostri passi in avanti. Saper archiviare, depositare il passato nel nostro giardino segreto e viaggiare leggeri – ma io predico bene e razzolo male.

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