Bienveillance

Ecco come i fili si riannodano dopo anni.

Rievocando una sera le nostre lezioni di liceo di vent’anni fa, ci siamo meravigliate di come il nostro MB ci abbia plasmato, con inconsapevole violenza, facendo di noi quel che siamo ora. Se ora proviamo orgoglio per certi nostri pensieri lo dobbiamo anche a lui e al suo insegnamento così invasivo (parola sua), scorretto, formatore nell’accezione più deprecata. Oggi si parlerebbe di plagio, ma allora eravamo adolescenti e quella era passione che ci accendeva, quindi era bene. MB traboccava di passione in misura inconsueta, inconsapevolmente. Era anche odiato da molti.

Ripercorrendo con lui il flusso delle riflessioni umane, allora l’ho seguito fino alle conclusioni storiche e logiche dell’esistenzialismo, Sartre and stuff. Il mio posto era lì, e oltre non ricordo nulla. Poi mi sono trovata vent’anni dopo al suo funerale.

Il candidato PJ mi parla di a più riprese di bienveillance, e io sottoscrivo in pieno.

Ora, ripensandoci a proposito di debolezze e relazioni umane, e cercando di ricostruire le conclusioni a cui ero arrivata vent’anni fa, trovo che la parola d’arrivo è quella: bienveillance.

Cette libre interdépendance des consciences manifestait l’existence d’un rapport originel de réciprocité non conflictuelle, de bienveillance intersubjective, qui se trouvait ainsi être au fondement même de toute morale.

È l’unica soluzione, e come al solito il mio pirata preferito aveva anche quella, dentro il suo cappello a cilindro.

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