Loose ends

Troppi. Troppi discorsi aperti, o riaperti, e rimasti lì sospesi.
(La breve dura corrispondenza con il candidato PJ in partenza. L’sms anonimo di ieri sera, che so benissimo di chi è. La tesi marcescente – meno sei).

Mi sento prendere dall’ansia, come se ognuno di questi discorsi sospesi fosse una vena aperta da cui cola via il mio sangue. Mi sveglio che devo chiuderla, fermare il tempo, fermare il flusso prima che esca tutto e non rimanga più nulla. È quasi una smania fisica, il panico che mi manchi il respiro.

Ma sono io che ho lasciato le mie vene aperte. In questo caso intenzionalmente, rinunciando all’ultima parola e obbligandomi all’attesa. Guardo il sangue che cola via e so bene che non morirò dissanguata – si tratta solo di lasciarsi andare e dominare l’ansia. Ma che ansia.

Vado via nei boschi oggi. So che sopravviverò, e non so cosa viene dopo, ma sto a guardare.

tu n’es plus très objective, je vois…
Ferme les yeux, respire, écoute la musique de la vie

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