Panni a stendere

molletteI panni da stendere sono una specie di ossessione.

Tra tutte le faccende, il gesto di stendere i panni è quello che mi porta più in giro con la memoria, sempre. Prima mi portava indietro a Copenhagen e ora (colpa mia che sono andata a cercarmela, un po’ da incosciente) in Rue Hélène.

Scelgo, scuoto, appoggio la stoffa sul filo, sento l’umido, pesco una molletta, controllo le pieghe, trovo il punto più nascosto, metto la molletta. Tiro il filo, lo sento che cigola, aspiro l’odore.

Mentre stendo i panni il mio cervello se ne va dove non deve andare. Sempre all’indietro. E così ora finisce spesso che lascio ammuffire tutto.

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11 pensieri su “Panni a stendere

      1. rckhsl Autore articolo

        L’ho appena trovato, ma non c’è un search. Ti ricordi quando? Un titolo?
        Scusa, quando mi fisso su una cosa la *devo* trovare, è vitale. Specie una cosa così e di questi tempi.

  1. lospecchiodieva

    Tornare indietro, poi restare con il pensiero dove non si dovrebbe stare….forse per concedersi di ammorbidire quello che sembra solo dolore, ma invece il rimpianto lo indurisce ancora di più….E allora non vediamo che forse c’è stata qualche gioia, non possiamo ricordarla… tutto lì è spaventoso, troppo vivido, troppo irraggiungibile.
    Io a volte esploro, vado nel luogo proibito, cerco le tracce del dolore, ….mi accorgo che lì, nel passato c’era molta gioia, e il dolore sta tutto nel presente. Il presente porta al passato, il passato al presente. Non possiamo andare da un’altra parte, essere diversi e nasconderci. Dobbiamo stare qui, e andar fiere delle nostre esperienze, delle battaglie fatte, delle storie che se raccontassimo se ne potrebbe fare un film. Perciò, nonostante la paura, la tristezza, alla fine vedo una guerriera, che non ha temuto niente e si è messa in gioco. Ed è tantissimo.

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  2. zygmunthefner

    “Mentre stendo i panni il mio cervello se ne va dove non deve andare. Sempre all’indietro. E così ora finisce spesso che lascio ammuffire tutto.”
    Davvero gustoso!

    Rispondi
  3. Pingback: Brindisi? | r c k h s l

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