Proserpina e fatti miei

proserpin

L’unica favola che ricordo raccontata dalla mia mamma è quella di Proserpina. Avevamo un libro per bambini sui miti greci, e lei mi ha letto Proserpina.

Ne ricordo una versione monca però: Proserpina trascinata agli inferi che si rassegna al suo destino sotterraneo, e accetta il proprio sacrificio per il nutrimento degli abitanti della terra. Nella favola dei miei ricordi non c’è traccia della ricerca affannosa di Cerere per ritrovare la figlia. Cerere la saluta dall’alto, stringendosi nelle spalle: mi dispiace, è andata così. E non c’è certo un vigoroso Plutone a dar senso postumo al ratto (rape) compiuto, né un qualsivoglia padre Giove, né nessun’altro.

Ma il trasferimento lontano da casa come sacrificio da accogliere per il bene di qualcun altro è una di quelle immagini sempre ricorrenti nella mia testa – un sacrificio quasi desiderato, però, una partenza insieme temuta e attesa, perché io sono prescelta prima che vittima.

OT: i miei nonni hanno cercato un futuro economicamente prospero e sicuro per i miei genitori. Io sto cercando un futuro libero da psicoterapia per le mie figlie.
I miei genitori cosa avevano in mente per me?

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