Ma che faccia ho?

Devo averci la faccia di una che può lavorare gratis.

Che può voler dire due cose: prima ipotesi, ho la faccia della studentessa neolaureata alla prima esperienza che raccatta di tutto pur di riempire il CV – ipotesi poco realistica, però, veramente, i miei 40 anni si vedono benissimo. Se la proposta indecente vuol lasciar sottintendere quest’ipotesi è da considerarsi lusinghiera, quindi. Però davvero, è davvero poco credibile (ne faccio menzione per pura vanità).

Oppure ho la faccia della moglie nullafacente mantenuta dal marito di successo: una di quelle che vanno in giro a portare il cagnolino a spasso e prendono il tè con le amiche al pomeriggio.  E allora potrei donare qualche ora del mio tempo anche per qualche opera benefica, e anzi la mia vita ne guadagnerebbe in onore e pienezza di senso.

Invece no. Intanto non è mio marito. Poi il cagnolino non ce l’ho e non vorrei nemmeno un pesce rosso (ho quasi finito di uccidere tutte le piante in vaso). E infine con le amiche non prendo il tè al pomeriggio ma semmai una sbornia ogni tanto la sera.

Comunque, ho i miei ultimi due giorni liberi prima di tornare mamma, e quindi di sacrificare un paio d’ore a settimana per dare onore e pienezza di senso al mio tempo altrimenti vuoto non mi importa davvero nulla. (*)

Oltretutto, tempo vuoto de che? Alla consueta pila di doveri in bilico (figurato) sulla scrivania oggi si aggiungono un po’ di lavori da casalinga che aspettano di essere sbrigati prima di ammuffire, e un paio di chiamate in ritardo indecente: alla pediatra, per esempio.

E invece di attaccarmi alle sudate carte, al filo da stendere o alla cornetta del telefono mi rifugio qui a parlare di altro. A cercare di conciliare senso di colpa, senso di fallimento, noia mortale, tentativi di percepire un qualsivoglia stimolo per mettermi in attività, catene infinite di pensieri, pensieri nostalgici, senso di libertà.

_____

(*) Riflessione banale: il problema, se di problema si può parlare, è che alla nostra generazione Y hanno espiantato il senso del sacrificio. Ma non è un problema, dal mio punto di vista. E’ una fortuna colossale. Lo pensavo intensamente ieri ascoltando la ricostruzione storica del massacro di Cefalonia e Corfù. Che strazio incredibile. Tuttora, dopo essermi ascoltata attentamente due ore di appassionata, rispettosa e compunta rievocazione, se penso a Cefalonia e Corfù penso alle vacanze di mia sorella e alle forme divine del corpo del candidato XN. Mai ai soldati morti. Poveri, spaventoso. Ma perché non hanno disertato in massa all’inizio della guerra? Perché non si sono arresi con disonore prima che fosse troppo tardi? Non sono domande da storica, sono domande viscerali. Io neppure due ore alla settimana le darei, per l’onore.

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6 pensieri su “Ma che faccia ho?

  1. bia

    e non riesco a mettere il “mi piace”, anche perché, più che “mi piace”, vorrei dire “come ti capisco” e “grazie della tua ironia che mi fa un po’ sorridere anche di me, amarezza permettendo” ;)

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    1. rckhsl Autore articolo

      Siamo tutti nella stessa barc situazione.
      (Barche e barconi sono pessime metafore del futuro, di questi tempi)
      (Temibilmente calzanti, mi verrebbe da dire)

      Rispondi

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