42 pagine oggi

Inizio a sospettare seriamente di essermi sbagliata.

Sono talmente furiosa che mi preme di verbalizzare una riflessione sulla vita l’universo e tutto quanto. Non a caso ho tolto la risposta dal post precedente e l’ho messa nel titolo qui. (Sarò mica inciampata in una di quelle misteriose corrispondenze numeriche che individuano regolarità nascoste del cosmo? Chi ha mi parlato di cabala ieri sera? Non ricordo.)

Svolgimento della riflessione: ma perché certe persone vogliono per forza appiccicarmi i loro obiettivi salvifici? Perché si esercitano nell’esercizio infame di spiare insoddisfatti le mie potenzialità inespresse, invece di riposare un po’ gli occhi su quello che sono ora oggi e qui? Perché perdono tempo cercando di convincermi che farei tanto bene ad aderire alle loro aspettative? Credono veramente che sia  una forma di affetto? Credono veramente che i loro rantoli di insoddisfazione siano un pungolo efficace perché io mi alzi ad inseguire gli obiettivi che la loro fantasia mi ha cucito addosso? Delirio!!

Mi chiedo: ma è la discrepanza fra potenza e atto che in me assume proporzioni abnormi e provoca tutte queste attenzioni fastidiose, o sono io che non riesco a lasciarmi scivolare addosso le nevrosi altrui? Propendo realisticamente per la seconda ipotesi.

Oltretutto, mi metto a costruire una stanza tutta per me, caccio via il dover essere dalla porta ma poi mi ritrovo ad averlo fatto entrare dalla finestra. Che stupida, davvero.

Comunque, questa è la notizia: pungolarmi col senso del dovere di questi tempi ottiene l’effetto inverso. Blocco e sterilità, o nell’ipotesi migliore e più recente (frutto di 3 anni e 7 mesi di terapia) fuga dal pungolo. Ma non è per bastianaggine: è proprio che il mio senso del dovere ha finito con gli anni per comportarsi come un coperchio, una cappa, un cappio. Ha oscurato e strangolato i miei desideri al punto che non li percepivo più. Non percepire i miei desideri è equivalso a ritrovarmi senza motivazioni. Essere senza motivazioni mi ha dato in pasto alla depressione. Quindi ora fuggo dal pungolo velenoso, quando riesco a non scambiarlo per manifestazione di affetto (ancora, ahimè).

E pian piano sto recuperando. Sono tutta informicolita e un po’ goffa. Ma la libertà mi risveglia e forse risveglierà anche la mia voglia di fare (forse). E poi, fare che? Non lo so e non mi interessa. Mi lascio libera di essere come mi sento e (forse) qualcosa farò – anche se non so ancora cosa. Magari mi scopro una vocazione irresistibile per le tecniche di stiratura delle camicie – ma non credo.

Detto infine senza pretese, visto che sono qui a buttar fuori tutto: scopo della mia vita è ridurre al minimo la quantità di patemi necessari per passare dal punto (A) al punto (B) – punti fissati, dai miei e dal caso, al di là della mia volontà. Vero, eh. La terra si guarda dalle stelle. L’immortalità non è fra le mie brame. Faccio piazza pulita di obiettivi non miei.

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2 pensieri su “42 pagine oggi

  1. lapoetessarossa

    All’asilo di mia figlia sono per il motto “aiutami a fare da solo”. A due anni mi pare dia ottimi risultati. Sarebbe sufficiente adattare il motto al mondo adulto. E lo dice bene Paolo Conte quando canta “…era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti…”

    Amare significa rispettare le scelte degli altri. E va bene anche la critica, quando non è giuiizio ma ti sprona a valutare tutte le opportunità e le relative conseguenze. (uguale ti ascolto, mi sforzo di capire, non mi assurgo a salvatore)

    Quanto al soffocante senso del dovere potremmo e forse, dovremmo, parlarne a lungo.
    Penso che la donna abbia una capacità di adattamento superiore, ma non illimitata. Peccato che il limite sia anche una sfida, e la cocciutaggine un gran carburante.

    Odio chiedere aiuto. Mi ripugna. E’ contrario alla mia natura. Ma necessario alla mia sopravvivenza.

    Cerco di selezionare i miei desideri. Cerco di realizzarli entro un preciso momento temporale che spesso non mi permette di goderne appieno. Sono il mio io dentro una parentesi. L’ossigeno puro. Ma non troppo da sballare. Il giusto per compensare.

    …non sono così brava, come scrivo, a volte quando sto per soffocare urlo, letteralmente, contro tutto e contro tutti, soprattutto contro chi amo, colpevoli perché li amo, di avere limitato il mio io, di avermi tolto la libertà di essere quello che ero (quella che sapevo essere molto bene, perché in assenza Di confronto siamo tutti bravi)

    mi tocca fare compromessi, una parola che odio, ma vista nella sua etimologia, obbligarsi insieme, non è poi tanto male…

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    1. rckhsl Autore articolo

      E’ vero che il limite è una sfida, ma ad avventurarsi troppo nei territori estremi le reazioni cambiano in modo imprevisto. Ed è vero che la cocciutaggine è un carburante: ma il carburante si estrae da pozzi profondi, che pompati senza accortezza possono esaurirsi.

      Soglie di tolleranza bassissime e zero carburante.

      Come le punture di vespa: quasi innocue se occasionali, ma l’ennesima di una serie ti scatena una reazione anafilattica e finisci in ospedale.

      Io mi chiedo: mi sono davvero spinta troppo in là, o sono i miei limiti troppo stretti (i.e. sono io di fibra troppo debole)? Non lo so, e forse non è una domanda rilevante.

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