Branden på Ragnhildgade

Online non ce n’è quasi più traccia. Ho trovato solo due video di qualità mediocre e qualche vecchio articolo. Niente fiamme che anneriscono e bucano il tetto e avvampano in pochi secondi. Niente coniglio (Peter!) salvato dai pompieri. Tutto censurato, immagino anche da chi e perché: censura legittima? (Ma no.)

Così facilmente si sbriciolano i mattoni su cui si appoggia la mia memoria?

Due anni fa, guardando quei video ora irrecuperabili, mi sono detta per la prima volta di cuore “meno male che ne sono uscita. Meno male che non sono più lì”, “in quella famiglia di devastati” ho pensato. Una famiglia di gente devastata. Ma io non ne faccio parte. Ne sono uscita con un poderoso colpo di reni. Merito mio: sono libera.

Prima di vedere quei video era tutto un esercizio di volontà, saggiamente impostato sulla base di una saggia teoria (roba buona, per carità). Ma quando ho visto le fiamme uscire dal tetto del 42, proprio quello con la bandierina piantata davanti, proprio quello coi quadri inguardabili, le pareti verdi, San Silvestro 2009: ho davvero pensato che sto meglio qui.

Insomma, ora non posso riguardare più niente. Non posso più compiacermi delle mie scelte davanti a quelle immagini da incubo.

Forse il messaggio è che devo guardare avanti, non indietro.

Fra 3 minuti sotto casa, S. aspetta.

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