Conversazione con la poetessa

Mi ritrovo intrigata da un inizio di conversazione con la poetessa rossa che vale la pena non nascondere nei commenti a piè di pagina. Mi appassiona, anche a causa di altri incroci e conversazioni parallele che in questo strano momento si avvolgono attorno allo stesso argomento. Da questo spunto di conversazione reale nasce un groviglio di pensieri che non riesco a dipanare. Ma la metafora del filo è sbagliata: non può essere una conversazione lineare, non ci sono pro e contra da separare e contemplare.

boccadarno

Il bello della foce del fiume, diceva GP, è che è un miscuglio indefinibile di acqua dolce e salata, piante e alghe, pesci di fiume e pesci di mare. Tutta la ricchezza, la bellezza, la vita di quel luogo stanno in quella varietà confusa e inafferrabile.

A me Boccadarno piace tantissimo.

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2 pensieri su “Conversazione con la poetessa

  1. lapoetessarossa

    due

    Mi piace pensare che questa conversazione avvenga di notte, a casa mia o a casa tua, come due amiche che non hanno assolutamente voglia di dormire perchè devono raccontarsi. Come accadeva negli anni dell’adolescenza dove, senza saperlo, ci esercitava nell’arte di argomentare le proprie vacillanti convinzioni e ci si metteva a nudo, svelando un amore, un’invidia, un disagio. Il legame che si creava era speciale e un po’ pericoloso. Confidarsi significava mostrare le proprie debolezze e in caso di successive rivalità, regalava punti di vantaggio nella competizione. La bellezza di ora sta nell’empatia. E la competizione, qualora si scatenasse, costringerebbe ad un esercizio raffinato e un po’ faticoso. (sono sicura che facendo shopping insieme saresti sincerissima nel dirmi quanto mi sta male quel maglione!)

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    1. rckhsl Autore articolo

      Leggo e rileggo le tue parole da ieri. Tanto qui siamo quasi in privato, vero? Sono sicura che chi capitasse su questa conversazione lo farebbe per puro caso, e se ne distrarrebbe con discrezione, o la seguirebbe drizzando le orecchie di nascosto, a seconda, come succede a volte con le conversazioni udite al di là dei sedili di un treno.
      Uno dei piaceri della scrittura sta nei suoi momenti performativi in cui ci rendiamo creatrici di realtà: streghe che pronunciamo incantesimi, a volte apprendiste streghe a cui il gioco sfugge di mano. E questa piega magica in cui ci siamo nascoste è uno di quegli atti performativi – a quattro mani però: le mie e le tue sulla tastiera.
      Viene anche a me voglia di una conversazione notturna con tutti i suoi rischi e tutte le sue morbidità.

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