Parlo ancora di altro

Mi sa che per un po’ parlerò di altro, girando attorno a un imprevisto su cui i miei pensieri si stanno arrotolando pian piano. E’ una conseguenza inattesa della scelta di scrivere qui sopra, scelta che pure ha un sacco di altri vantaggi e che quindi manterrò. Non rinnego nulla, non lo faccio quasi mai (per ottusa caparbietà?).

Mio cugi mi consiglia dei medicinali. Ognuno mi consiglia la sua soluzione personale: S la separazione dei beni, un lavoro purificatore e la ricerca di una dottoressa più seria; O.O. insiste sul matrimonio (con chiunque si presti?) e il concorso pubblico.

Tutti hanno voglia di salvarmi dal mio limbo che alla mia età è un posto a quanto pare piuttosto disdicevole. Ma per me le soluzioni precotte sono inconcepibili. Non le prendo in considerazione anche un po’ per partito preso, ma soprattutto perché proprio non mi stanno addosso. Ci devo arrivare da sola alla mia soluzione, anche a prezzo di deviazioni devastanti e perdite di tempo infinite – e magari finisce che non ci arrivo proprio.

A essere sinceri, la possibilità di non arrivarci proprio mi atterrisce. E’ una possibilità che inizia a essere concreta: l’angoscia mi sveglia di notte. Ma nonostante tutto, è un’angoscia non ancora abbastanza potente da indurmi alla resa. E poi ci sono sempre episodi di intensa esaltazione che escono da dietro ai cespugli dei sentieri sbagliati che percorro, e che vanificano tutti i saggi propositi che l’angoscia mi ispira.

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3 pensieri su “Parlo ancora di altro

  1. lapoetessarossa

    C’è sempre un lupo dietro a un cespuglio che cerca la sua cappuccetto rosso da “sbranare”.

    Spirito di contraddizione in modalità on.
    Non hai bisogno di un navigatore per deviare dalla retta via che lui (gli altri) ti suggerisce.
    Via più breve e veloce. Tu ami le strade lunghe, lente, con limiti di velocità bassi che superi costantemente non appena leggi un cartello, sorpassi in prossimità della doppia striscia e certo, passi con il rosso, che lasciamelo dire, ti regala un brivido indescrivibile.
    Via lunga e piena di curve. Tu tagli, disegni scorciatoie, rotoli per il precipizio, arrivi in fondo che la testa è come dopo una sbronza, ma ti rialzi, ti aggiusti vestito e capelli e continui a camminare a testa alta, come se niente fosse successo.
    Sbagliare in piena coscienza è temerario. Ma se andare avanti vuol dire sbagliare allora sbagliamo. L’importante è muoversi. Non lasciare spazio all’angoscia. Si nutre di immobilismo, fissità, false certezze. In una parola miraggi. Per tormentarsi basta un po’ di sana ansia.

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