Reorientation crisis

Così l’ha definita Alfred, alias Peter: crisi di riorientamento (dei propri interessi). Suona un po’ meglio che “midlife crisis”. Ci siamo in pieno, in una fitta nebbia di rassegnazione.

Alla fine ho quasi quaranta anni, anche se i benevoli insistono a dire che in viso ne dimostro molti meno – l’ultima volta scomodando pure i patti col diavolo. Ma io mi vedo allo specchio: niente più sesso né amore, che sono emozioni che ormai mi sfuggono e mi sembra non possano più appartenermi se non a prezzo di forzature grottesche. L’amore se ne è andato con P, il sesso si è spento con PJ.

PJ è ormai definitivamente rinchiuso nel mio giardino segreto, in cui si è portato l’md, la danza, i baci, il gioco di principesse e pirati. La pelle cede. Lo sguardo si spegne.

Rimane la calma quotidiana, l’amore per le bimbe, la musica, gli aquiloni, la marmellata, rimangono per fortuna le letture e gli amici senza impegni. E ricompare la scrittura, che si era arrestata quando le esperienze della mia vita, facendosi più intense, avevano iniziato a sottrarle energia e tempo.

La sofferta deposizione delle ambizioni superstiti offre a tratti momenti di piacere. In un mondo che valuta gli individui sulla base della riuscita delle loro ambizioni, questa è l’operazione più faticosa. Il successo porta lavoro. La mole di lavoro è la misura della persona. Si stima chi si carica di lavoro. Io, strega, mi s-carico del lavoro, ma in questo modo il mio tempo libero si copre di una patina rinunciataria, la mia identità si scolorisce, le mie passioni si sviliscono agli occhi delle persone intorno a me.

Quello che manca all’appello in questi giorni è il senso di solitudine.  Non provo la solitudine pungente che mi attenderei ad esempio dopo che il mio invito a cinque persone ha raccolto due risposte negative e tre silenzi. Ho la sensazione che questa tranquillità abbia a che fare, paradossalmente, con la rivelazione su T. Mi chiedo perché. Forse il motivo è che T è finalmente al pari mio: non faccio più tutto da sola, non mi racconto una storia poly di cui sono l’unico personaggio.

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2 pensieri su “Reorientation crisis

  1. lapoetessarossa

    Ho sempre scritto per disperazione, per un certo tipo di disperazione che è stata sempre linfa vitale per tutte le mie parole. Forse è una questione di maturità e non sono capace di scrivere se sono serena, felice (parolona) o soddisfatta. Scrivere mi manca. A volte mi manca anche essere disperata. Sono mamma di una bambina di due anni e ho l’impressione che la mia razionalità mi abbia dettato il comandamento per cui, essendo mamma, non posso permettermi di essere disperata, uno stato d’animo troppo egoista. Tra l’altro mi manca anche la mia solitudine, che essendo mamma, è incoltivabile. Ci sono forse stati d’animo troppo adulti che, quando si ha che a fare con bambini, la natura ci porta a mettere a margine. O ad arginare. Come se non fossero benefici per una piccola vita.
    Anche io ho quasi 40 anni e ne dimostro, fisicamente, assai meno. Non mi sono mai sentita vecchia. Né dentro né fuori. Diversa sì. Anche troppo. Leggerti è una bella rivelazione. Ringrazierò Melogrande che mi ha permesso di scoprirti. Mi piace la tua inquietudine, mi sembra parli un po’ la mia lingua, quella di un tempo, e quella sopita. Grazie.

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    1. rckhsl Autore articolo

      Grazie a te! Riconosco il piacere di trovare una persona che parla una lingua familiare, ed è familiare coi nostri stessi grovigli.
      Non è un piacere così frequente.

      Rispondi

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