Farsi del male

Ora che l’ossessione per il brise-coeurs si sta affievolendo anche grazie a un intenso esercizio di pubblica autodenigrazione, non volendo rispunta la madre (anzi, il padre) di tutte le mie catastrofi.

Galeotto fu G, in questo caso, che mi inoltrò una mail di P apparentemente innocua. Ora G, settantenne navigato per quanto scandinavo e bonariamente paterno, non ha sicuramente inoltrato a caso. Sarà dietrologia, ma ho spesso l’impressione che G voglia riconciliare in qualche modo me e P.

Anyway, dopo tre anni e 5 mesi di silenzio quasi totale (con l’eccezione significativa dello scarno scambio per la pratica di divorzio danese), in seguito a questo abbocco ho inviato una mail a P. Destinatario principale G, P relegato in cc, 8 parole in bad English:

The link should be OK now. Ciao, C

Il contrappasso si è manifestato immediatamente: in 15 minuti penso di aver premuto circa 30 volte il bottone refresh della casella di posta, tipo ratto in laboratorio che sa di avere una probabilità su mille di procurarsi così una dose di euforia – malgrado la certezza dell’immediata caduta nella dipendenza da droghe pesanti e inevitabile violento hangover.

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